IL BLOG DEI FANATICI DE

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Non abbiamo le 10 domande al premier e non abbiamo la rubrica di Alberoni. Ma siamo il quarto quotidiano italiano, che diamine!

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lunedì 26 ottobre 2009

IO, PIER E LUIGI

Prima di rimboccarsi le maniche e annunciare i dettagli del suo programma politico che (almeno nelle intenzioni) dovrà mandare in pensione Silvio, il neo segretario del Pd farà bene a chiarire una volta per tutte il particolare che più sta a cuore all'elettorato democratico. Come si scrive il suo nome, Pierluigi o Pier Luigi?
Sono dubbi amletici, eh.

Scorrendo gli organi d'informazione, dal cartaceo al web, si scopre che regna l'anarchia più assoluta.
Il Nostro Quotidiano nella versione in edicola opta per i due nomi staccati. Sul sito web, però, compare la versione "compatta". Sul sito di Repubblica troneggia la versione "Pierluigi", mentre la scelta di Maria Teresa Meli nel suo pezzo apparso sul Corriere della Sera è "Pier Luigi". Come sempre, si distingue Il Giornale. Nell'articolo di Alberto Taliani, il nome del nuovo leader del Pd compare in tutte e due le versioni, a poca distanza l'una dall'altra, nelle prime righe.
Va detto che sul sito del politico, il nome compare "staccato", anche se nella testatina su Google che rimanda al sito c'è la versione compatta.

Il mistero, pertanto, rimane. Solo una persona al mondo può sciogliere il nodo.
Bersani, scrivici!

sabato 17 ottobre 2009

RESISTERE RESISTERE RESISTERE

Borsino delle vendite di settembre dei quotidiani. Si segnala il boom del Giornale: la cura Feltri funziona egregiamente.
La Stampa resiste.

Corriere della Sera (+1%) 532.842 copie
Repubblica (+6%) 517.309
Il Sole 24 ore (-18,7%) 265.582
Il Giornale (+22,3%) 220.117
Gazzetta dello Sport (-8,4%) 377.256
La Stampa 300.200 (-0,3%)
Libero (-3,8%) 121.255

Fonte: Fieg

mercoledì 14 ottobre 2009

LA STAMPA SI', LA STAMPA NO

Riceviamo da un lettore, lo ringraziamo e volentieri pubblichiamo.

Caro "Visto", ciao e complimenti per il blog. Intervengo sulla questione che simpaticamente hai sollevato sul ruolo de La Stampa nello scontro repubblica-corriere.

Io credo in tutta franchezza che la Stampa di Torino abbia perso quel ruolo che aveva fino a qualche anno fa, di sollevare opinioni anche forti o contrastanti, e comunque attiva nel mostrare sempre un'analisi attenta su determinate questioni, un atteggiamento che la portava a giocare tranquillamente un ruolo di "faro" di riferimento accanto ai mostri sacri dei due maggiopri giornali italiani.

Oggi, secondo me non ci sono più le firme per farlo. Non c'è più Ceccarelli, non c'è più Battista. Forse l'unica eccezione è la Spinelli, che è un po' il nostro "Scalfari" domenicale. Non ci si può accontentare dei Buongiorno del comunque ottimo Gramellini, perché secondo me ai politici qualche battuta qua e là fanno appena il solletico. E ai politici, di destra o sinistra, le scatole bisogna rompergliele, sempre.

Io non so se è stato davvero Berlusconi a cacciare Anselmi perché era diventato "scomodo", paradossalmente se così fosse, non si può che rallegrarsi dell'ottimo operato dell'ex direttore. Però il fatto che non venha mai citata La Stampa in queste ultime discussioni tra Repubblica e corriere può essere indice di un suo sostanziale appiattimento: ovvero, inutile tirare in ballo un giornale "che tanto non dà fpiù fastidio".

Non dico che sotto la direzione di Calabresi sia diventata servile, ma non posso notare (tengo a precisare che sono un moderato) che non riesco più a leggere editoriali o commenti che non siano banali o imbevuti di una certa retorica populista. Spero di sbagliarmi, da affezionato lettore quale sono.

Sandro70, Torino

La discussione è aperta.

martedì 13 ottobre 2009

BARBAPAPA' O CIUFFOLONE?






La diatriba Repubblica-Corrierone non può lasciare indifferenti noi de La Stampa, che ci sentiamo un po' come La 7 in mezzo alle beghe Mediaset-Rai. Finora ha pagato il tono tutto sommato moderato, ma è ora di prendere posizione. Perché il buon Barbapapà-Scalfari nella sua campagna antiberlusconiana fa solo riferimento al quotidiano di via Solferino e non guarda al di là del Po? Ecchecavolo. Da che parte stiamo, stampisti? La pensiamo come il vecchio Eugi o il ciuffolone De Bortoli? O c'è una terza via?